bwd
1
fwd


bwd  . 1/6  fwd

 

Gangster Boogie

Vernissage Thursday May 17
May 18 - June 30 2018


English Below


Elvan Zabunyan


Spirits (secondo Gil Scott-Heron)
Per Jay Ramier


And we all believed that there'd come a day
When peace would be much more than "on it's way"
Cause peace has been on it's way since I don't know
when
Gil Scott Heron (da Spirits, 1994)

 


Nel 1972, lo storico d'arte britannico Michael Baxandall propone un inedito approccio sociale all'arte del XV secolo in Italia. Nella prefazione del suo libro scrive: “i fattori sociali, sostenevo, portano allo sviluppo di precise capacità e abitudini visive che a loro volta si traducono in elementi chiaramente identificabili nello stile del pittore.”

Di fronte alla nuova serie di opere realizzate da Jay Ramier, intitolata Golden Prayer, oltre agli elementi proposti dall'artista per comprendere la genesi delle sue tele e ciò che rappresentano, si affacciano alla nostra mente altre immagini a cui fare riferimento.

Le mani giunte in segno di preghiera ornate da bracciali e anelli d'oro lucente narrano una lunga storia. Portano con sé racconti che si fondono, in un gesto epurato, con secoli di rappresentazione, di credenze, di oppressioni, di culture e di speranza.

Innanzitutto ci si interroga sui codici che derivano da questi gesti. Le opere ci fanno pensare alle rappresentazioni del Rinascimento e l'artista conferma di aver osservato la pittura religiosa al Louvre e di aver creato un legame visivo tra questi momenti di raccoglimento e quelli che ha scelto di mostrare.  Michael Baxandall segnala nel suo libro che “non ci sono dizionari sul linguaggio dei gesti del Rinascimento”. Continua poi menzionando Leonardo da Vinci: “Leonardo suggeriva due fonti a cui il pittore potesse attingere per i gesti - gli oratori e i muti. In questo possiamo seguirlo a metà prendendo in considerazione due tipi di persone che hanno lasciato una descrizione di alcuni dei loro gesti - i predicatori e i monaci votati al silenzio”.


Capiamo che il gesto genera un linguaggio del corpo che sarà all'origine della narrazione visiva proposta. Coloro che parlano e coloro che tacciono usano, tutti, le mani per esprimersi.

Se non esiste un dizionario per il linguaggio dei gesti del Rinascimento, ne esistono molti per scoprire il lessico utilizzato dall'Hip Hop, la sua cultura e la sua storia. Alonzo Westbrook, autore di uno di questi, (Hip Hoptionary: The Dictionary of Hip Hop Terminologie, 2002) inizia descrivendo il contesto nel quale gli Africani catturati per diventare schiavi sono stati obbligati a inventare un linguaggio che sentissero proprio. «Back further, recently transported Africans were forced to code the language as direct means of survival because by law slaves were not permitted to read or write», aggiunge un elemento importante: «Rap is like a slave song speaking of the conditions and hopes of a people spinning words and communicating  ideas and codes hiding behind a language only to reveal its absolute strength and metaphorical depths.»

I gesti e i codici del linguaggio del corpo sono elementi di resistenza che le persone rese mute dalla condizione di schiavitù sviluppano con l'intento di mantenere i loro corpi e le loro anime fuori dall'oppressione mentale.

Il XV secolo è il secolo del Rinascimento italiano, ma anche quello in cui l'Africa precipita nella repressione a causa della messa in atto della più grande organizzazione commerciale della storia dell'uomo. A seguito della caduta di Costantinopoli nel 1453, un anno dopo la nascita di Leonardo da Vinci, e della necessità di continuare le conquiste cristiane a discapito di quelle musulmane, il papa Nicola V accorda ai Portoghesi il diritto legale di catturare qualsiasi nemico di Cristo e di ridurlo in schiavitù. Il continente africano diventa terreno fertile per questo scopo. Bisogna considerare anche che il contesto economico è caratterizzato da un bisogno di manodopera che cresce sempre più, soprattutto in funzione del lavoro in miniera nel Ghana e della produzione di zucchero sull'isola di São Tomé.

L'oro, che viene estratto in Africa ed è il cuore di tutta la bramosia europea, dopo secoli diventa anche una ricchezza simbolica per le persone prigioniere che vengono sfruttate nelle miniere. Negli archivi, nei racconti e nelle rappresentazioni, vengono evocati i corpi adornati d'oro e, in particolare, i celebri pendagli e amuleti “Penca de Balagandan” che troviamo nel Brasile del XVIII secolo. Quando gli schiavi riescono a fabbricare i loro gioielli grazie ai frammenti e agli scarti raccolti durante l'estrazione, li portano al collo, alle dita, alle braccia e ai polsi in assenza di casseforti in cui poterli riporre al sicuro. Il corpo è allo stesso tempo la cassa di risonanza di tutte le sofferenze e il supporto delle collane che sottolineano la dignità di chi le porta. Anche questa è la storia che raccontano i Golden Prayers di Jay Ramier.

Tra secoli passati e presente si giocano gli andirivieni nelle costellazioni che gli artisti contemporanei invocano con la loro tecnica e le loro idee.

Nell'autunno 2017 David Hammons è il curatore di un singolare progetto al MoMA. Sceglie di presentare insieme il maestoso dipinto Black Pope (Sandwich Board Man) realizzato nel 1973 da Charles White (artista che Hammons considera suo mentore) e che fa parte della collezione del museo dal 2013 con il disegno di Leonardo da Vinci intitolato Disegno di drappeggio (1491-1499 circa - disegno preparatorio per La Vergine delle rocce ) proprietà della regina d'Inghilterra. Questo studio mostra un corpo inginocchiato coperto da un sofisticato drappeggio la cui parte superiore non è stata rappresentata, ma che si immagina intenta a pregare. Il Black Pope di White è un'imponente figura barbuta che indossa un paio di occhiali da sole modello aviatore dalla montatura dorata e un copricapo su cui risalta una grossa croce. L'uomo fa il segno della vittoria con le dita. Il gesto è codificato e contestualizzato in un periodo in cui gli Afroamericani combattono per la l'affermazione della loro identità. Quando parla della sua tecnica, Charles White afferma: «Paint is the only weapon I have to fight what I resent. If I could write I would write about it. If I could talk I would talk about it. Since I paint I must paint about it».

Il progetto di David Hammons consiste nella richiesta rivolta a Chakrapani Ullal, astrologo vedico (di conseguenza legato alla filosofia indiana) di produrre simultaneamente il tema astrale di Charles White e di Leonardo da Vinci. L'astrologo, interpellato da David Hammons, ne legge dal vivo le carte celesti e rivela che sono entrambi nati nei primi quindici giorni di aprile e che vi sono legami astrali tra loro. Con questo gesto allegorico, David Hammons congiunge il XV e il XX secolo, proponendo di riflettere sul ruolo che ha giocato la via lattea nei percorsi spirituali e culturali di questi artisti. Ma sappiamo anche che il cielo ha un'altra funzione fondamentale: da sempre ha permesso a uomini e donne di orientarsi e determinare la loro posizione durante gli spostamenti. Il movimento degli astri traccia la traiettoria di queste persone.

Tutte queste considerazioni sono  state fatte osservando le tele di Jay Ramier.  Nella genesi del suo processo creativo, sebbene dalla metà degli anni '80 sia uno dei pittori di graffiti più celebri in Francia e, a Parigi, uno dei pionieri dell'Hip Hop pensato come movimento collettivo e di aggregazione, integra nel suo corpus una moltitudine di posture che hanno attraversato l'Atlantico grazie all'arte visiva e musicale. Tra le immagini evocate nei libri, nelle riviste e sulle copertine degli dischi vi sono ritratti fotografici urbani in cui posano gruppi di giovani vestiti in modo meraviglioso e che costruiscono attraverso il loro corpo proprio il linguaggio già citato. Jay Ramier ha studiato da vicino queste immagini che sono alla base di una storia ancestrale che, ancora oggi, svelano le lotte di classe, di razza, di cultura e di appartenenza etnica. Religione, prigione, via, ribellione e memoria si giustappongono e fanno sì che le diverse realtà si scontrino tra loro.

Tra le nuove produzioni dell'artista, troviamo altre tele che accompagnano la serie di  Golden Prayers. Sono ritratti individuali o di gruppo in cui i protagonisti provengono dalle musiche popolari afroamericane e posano con un atteggiamento che affronta gli interlocutori. Le catene, gli anelli e i bracciali luccicano mentre la loro postura ne conferma  la sicurezza e unisce il gesto dell'artista che graffisce su di loro alcune parole che risuonano come slogan. Il pittore afroamericano Barkley L. Hendricks ha realizzato negli anni '70 alcune tele su scala 1:1 con ritratti e autoritratti cui capi d'abbigliamento principali erano il simbolo swagger. «The posture that [Hendricks] conveys [in his paintings] from 1977 demonstrate swagger — defiance and cod detachment as an everyday act of revolutionary aesthetics. Photographer Dawoud Bey has defined swagger ‘as a way to both reclaim and celebrate viscerally an aspect of self that has been historically eroded’1. The way of occupying the world bodily through swagger and other forms of non-verbal communication is something Hendricks captures implicitly though gaze (met or averted) and gesture, including the strategic of his hand.»2 Questa descrizione, proposta da un fotografo e ripresa qui da Zoe Whitley rimanda in un certo senso a Jamel Shabazz, un altro punto di riferimento. Quest'ultima, anch'essa fotografa, viene considerata dallo stesso Jay Ramier importante per il suo lavoro. La caricatura o l'immagine stereotipata del servilismo veicolato attraverso cliché classici, dice l'artista citando Shabazz «fa spazio ad immagini possenti e domate». «Nella gestualità, che sia carceraria o legata allo spazio pubblico, non bisogna leggere una debolezza. Ci prendiamo il nostro spazio, delimitiamo un quadrato e lo proteggiamo («Guard your Square»). «Adoro che questa combinazione e la continua metamorfosi della cultura afro-panamericana si reinventino. Come anima e corpo, anch'esse inventano dei linguaggi di resistenza e di emancipazione.»

Le diverse fasi della creazione passano attraverso l'assemblamento di frammenti e di briciole che enfatizzano la riflessione. I dipinti di Jay Ramier chiedono quasi di essere proclamati e rappati.

Esiste un altro dizionario che i rapper, i DJ e gli MC (Master of Ceremonies) possono consultare: Hip Hop Rhyming Dictionary, redatto da Kevin M. Mitchell e pubblicato nel 2003. Quest'opera  propone alcune espressioni con i loro equivalenti in rima.

In relazione con le parole che animano le riflessioni all'interno di questo testo, ne riprendiamo e proponiamo alcune:
Gold, hold, told, blindfold
Hand, land, band, stand
Chain, explain, humane, pain, rain, remain, train
Flow, afro, banjo, glow, rainbow, vertigo

Queste declinazioni ritmate parlano da sole, le rime aiutano la poesia ad esistere in stretta correlazione con l'esistenza stessa. Non sappiamo se le corrispondenze siano legate alla storia che interpellano o se l'autore del dizionario le abbia scelte semplicemente in base al loro suono. Che l'oro faccia rima con l'azione di tenere e di raccontare, che la mano richiami la terra e il mantenimento, che la catena rimandi a ciò che è umano e alla sofferenza, che il debito tanto caratteristico dell'espressione fluida del cantante, del poeta o del rapper chiami in causa l'Africa e l'arcobaleno sono delle belle coincidenze della vita e della semiotica.

Il lavoro artistico di Jay Ramier si trova al centro dei molteplici incontri che danno ritmo alle immagini, alle lettere e ai suoni. L'affermazione di determinate scelte estetiche dialoga con un particolare atteggiamento politico. Il pittore Frank Bowling, nato nella Guyana britannica nel 1932 e iniziatore del Black Art Movement a New York nel 1969, scrisse a proposito di una tradizione legata alla diaspora africana: «What attracts me to certain examples  of Antillean and African expression is a certain irony — even cynism — and real realism. We musn’t lose sight of the fact that in a sense Black art, like any other art, is a posture».

La mostra s'intitola Gangster Boogie, che potremmo tradurre con «Gangster Noir» se facciamo riferimento all'interpretazione e all'uso della parola Boogie negli Stati Uniti a partire dal 1932. Un modo per esprimere la volontà di perseguire la lotta per i diritti civili by any means necessary.

 

English


Elvan Zabunyan

Spirits (according to Gli Scott-Heron)
For Jay Ramier


And we all believed that there'd come a day
When peace would be much more than "on it's way"
Cause peace has been on it's way since I don't know when
Gil Scott Heron (da Spirits, 1994)



In 1972, the British art historian Michael Baxandall proposed an unprecedented social approach to 15th century art in Italy. In the preface of his book he writes: "the social factors, I argued, lead to the development of specific abilities and visual habits that translate into clearly identifiable elements in the style of the painter."

The new series of works called Golden Prayer created by Jay Ramier, in addition to the elements proposed by the artist to understand the genesis of his paintings and what they represent, there are also other images to which we can refer that come to mind.

The hands folded in prayer adorned with shining gold bracelets and rings express a long story. They carry with them tales that merge, in a purged gesture, with centuries of representation, beliefs, oppressions, cultures and hope.

First of all, there are questions about the codes that arise from these gestures. The works make us think of Renaissance representations and the artist confirms that he has observed religious paintings at the Louvre and has created a visual link between these moments of recollection and those he has chosen to show. Michael Baxandall points out in his book that "there are no dictionaries on the language of the Renaissance gestures". He then goes on to mention Leonardo da Vinci: "Leonardo suggested two sources where the painter could draw on gestures - the speakers and the mute. On this, we can follow him half way by considering two kinds of people who have left a description of some of their gestures - the preachers and the silent monks "

We understand that the gesture generates a body language that will be at the origin of the proposed visual narrative. All of those who speak and those who are silent use hands to express themselves.

Although there is an absence of a dictionary for the language of Renaissance gestures, many are available to allow the discovery of the vocabulary used by Hip Hop, its culture and its history. Alonzo Westbrook, author of one of these, (2002) begins by describing the context in which the Africans captured to become slaves were forced to invent a language that they felt their own. «Back further, recently transported Africans were forced to code the language as a direct means of survival because by law slaves were not permitted to read or write», adding an important element: «Rap is like a slave song speaking of the conditions and hopes of people spinning words and communicating ideas and codes hiding to a language only to reveal its absolute strength and metaphorical depths. »

The gestures and codes of the body language are elements of resistance that people rendered silent by the condition of slavery develop with the intent to keep their bodies and their souls out of mental oppression.

The fifteenth century is the century of the Italian Renaissance, but also the one in which Africa falls into repression due to the implementation of the largest commercial organization in human history. In 1453 following the fall of Constantinople and a year after the birth of Leonardo da Vinci, Pope Nicholas V granted the Portuguese the legal right to capture any enemy of Christ and to reduce him to slavery due to the need to continue Christian conquests to the detriment of Muslims. Thus making African continent fertile ground for this purpose. We must also consider that the economic context is characterized by a need for labor that is growing ever more, especially for mining work in Ghana and the production of sugar on the island of São Tomé.

The gold, which is mined in Africa and is the heart of all European greed, becomes after centuries a symbolic richness for prisoners who are exploited in mines. In the archives, in the stories and in the representations, the bodies adorned with gold are evoked, espescially the famous pendants and amulets "Penca de Balagandan" that we find in eighteenth century Brazil. When slaves manage to make their jewels thanks to the fragments and scraps collected during the extraction, they wear them around their neck, fingers, arms and wrists in the absence of safes where to safely store them. The body is at the same time the sounding board of all the sufferings and the support of the necklaces that underline the dignity of the wearer. This also is the story told by Jay Ramier's Golden Prayers.

Between the past and present centuries the comings and goings are played in the constellations that contemporary artists invoke with their technique and their ideas.

In the autumn of 2017 David Hammons is the curator of a singular project at the MoMA. He chooses to present together the majestic Black Pope painting (Sandwich Board Man) made in 1973 by Charles White (an artist whom Hammons considers his mentor) and which is part of the collection of the museum from 2013 with a drawing entitled Draperage by Leonardo da Vinci (Around about 1491-1499 - preparatory drawing for the Virgin of the Rocks) owned by the Queen of England. This study shows a kneeling body covered by a sophisticated drapery whose upper part has not been represented, but which one imagines the intent to pray. White’s Black Pope is an imposing bearded figure wearing a pair of aviator sunglasses with a golden frame and a hat on which a large cross stands out. The man makes the sign of victory with his fingers. This gesture is codified and contextualized in a period in which the Afro-Americans fight for the affirmation of their identity. When he talks about his technique, Charles White states: "Paint is the only weapon I have to fight what I resent. If I could write I would write about it. If I could talk I would talk about it. Since I paint I must paint about it »

David Hammons’s project consists in the request addressed to Chakrapani Ullal, a Vedic astrologer (consequently linked to Indian philosophy), to simultaneously produce the astral theme of Charles White and Leonardo da Vinci. The astrologer, consulted by David Hammons, reads the heavenly cards in person, revealing that they are both born in the first fifteen days of April and that there are astral bonds between them. With this allegorical gesture, David Hammons joins the fifteenth and twentieth centuries, proposing to reflect on the role played by the Milky Way in the spiritual and cultural paths of these artists. But we also know that heaven has another fundamental function: it has always allowed men and women to orient themselves and determine their position during their journeys. The movement of the stars traces the trajectory of these people.

All these considerations were made by observing the paintings of Jay Ramier. In the genesis of his creative process, although from the mid-80s he was one of the most famous graffiti painters in France and, in Paris, one of the pioneers of Hip Hop thought as a collective movement and aggregation, he integrates in his corpus a multitude of postures that have crossed the Atlantic thanks to visual and musical art. Among the images evoked in books, magazines and record covers there are urban photographic portraits in which groups of young people pose wonderfully and who build the language previously mentioned through their own body. Jay Ramier has closely studied these images that are the basis of an ancestral history that, even today, reveals the struggles of class, race, culture and ethnicity. Religion, prison, street, rebellion and memory are juxtaposed making the different realities collide with each other.

Among the new productions of the artist, we find other paintings that accompany the Golden Prayers series. They are individual or group portraits in which the protagonists come from the popular Afro-American music scene and pose with an attitude that confronts the interlocutors. The chains, rings and bracelets glitter as their posture confirms their safety and unites the gesture of the artist that scratches on them some words that resonates as a slogan. In the ‘70s the African-American painter Barkley L. Hendricks completed some paintings on a 1:1 scale with portraits and self-portraits whose main clothing items were the swagger symbol. «The posture that [Hendricks] conveys [in his paintings] from 1977, illustrates swagger - defiance and cod detachment as an everyday act of revolutionary aesthetics. Photographer Dawoud Bey has defined swagger ‘as a way to both reclaim and celebrate viscerally an aspect of self that has been historically eroded’. The way of occupying the world bodily through swagger and other forms of non-verbal communication is something Hendricks captures implicitly though gaze (met or averted) and gesture, including the strategic of his hand.» This description, proposed by a photographer and taken upon here by Zoe Whitley, refers in a certain sense to Jamel Shabazz, another landmark. The latter, also a photographer, is considered important for his work by Jay Ramier. The caricature or the stereotypical image of servility conveyed through classical clichés, says the artist, quoting Shabazz «makes room for powerful and tamed images». "In gesturing, whether it is prison or tied to public space, one must not read a weakness. We take our space, delimit a square and protect it ("Guard your Square"). «I love that this combination and the continuous metamorphosis of Afro-Pan American culture are reinvented. Like body and soul, they also invent languages of resistance and emancipation. "

The different phases of creation pass through the assembly of fragments and crumbs that emphasize reflection. The paintings of Jay Ramier almost ask to be proclaimed and rapped.

There is another dictionary that the rappers, DJs and MCs (Master of Ceremonies) can consult: Hip Hop Rhyming Dictionary, edited by Kevin M. Mitchell and published in 2003. This work proposes some expressions with their rhyming equivalents.

In relation to the words that animate the reflections within this text, we take some up and propose them:
Gold, hold, told, blindfold
Hand, land, band, stand
Chain, explain, humane, pain, rain, remain, train
Flow, afro, banjo, glow, rainbow, vertigo

These rhythmic aspects speak for themselves, rhymes help poetry to exist in close correlation with existence itself. We do not know if the correspondences are related to the story that they question or if the author of the dictionary has simply chosen them based on their sound. The fact that gold rhymes with the action of holding and telling, the hand calls the earth and the maintenance, the chain refers to what is human and to suffering, that the debt so characteristic of the fluid expression of the singer, the poet or of the rapper involves Africa and the rainbow are beautiful coincidences of life and semiotics.

The artistic work of Jay Ramier is at the center of the many encounters that give rhythm to images, letters and sounds. The affirmation of certain aesthetic choices dialogues with a particular political attitude. The painter Frank Bowling, born in British Guyana in 1932 and initiator of the Black Art Movement in New York in 1969, wrote about a tradition linked to the African diaspora: "What attracts me to certain examples of Antillean and African expression is a certain irony - even cynism - and real realism. We must not lose sight of the fact that in a sense of black art, like any other art, is a posture »


The exhibition is called Gangster Boogie, which we could translate with "Gangster Noir" if we refer to the interpretation and use of the word Boogie in the United States since 1932. A way to express the will to pursue the struggle for rights civilians by any means necessary.

 

 

 

Noire Lab

 

@ NOIRE


Nel 1972, lo storico d'arte britannico Michael Baxandall propone un inedito approccio sociale all'arte del XV secolo in Italia. Nella prefazione del suo libro scrive: “i fattori sociali, sostenevo, portano allo sviluppo di precise capacità e abitudini visive che a loro volta si traducono in elementi chiaramente identificabili nello stile del pittore.”

 

Di fronte alla nuova serie di opere realizzate da Jay Ramier, intitolata Golden Prayer, oltre agli elementi proposti dall'artista per comprendere la genesi delle sue tele e ciò che rappresentano, si affacciano alla nostra mente altre immagini a cui fare riferimento.

 

Le mani giunte in segno di preghiera ornate da bracciali e anelli d'oro lucente narrano una lunga storia. Portano con sé racconti che si fondono, in un gesto epurato, con secoli di rappresentazione, di credenze, di oppressioni, di culture e di speranza.

 

Innanzitutto ci si interroga sui codici che derivano da questi gesti. Le opere ci fanno pensare alle rappresentazioni del Rinascimento e l'artista conferma di aver osservato la pittura religiosa al Louvre e di aver creato un legame visivo tra questi momenti di raccoglimento e quelli che ha scelto di mostrare. Michael Baxandall segnala nel suo libro che “non ci sono dizionari sul linguaggio dei gesti del Rinascimento”. Continua poi menzionando Leonardo da Vinci: “Leonardo suggeriva due fonti a cui il pittore potesse attingere per i gesti - gli oratori e i muti. In questo possiamo seguirlo a metà prendendo in considerazione due tipi di persone che hanno lasciato una descrizione di alcuni dei loro gesti - i predicatori e i monaci votati al silenzio”.

 

 

Capiamo che il gesto genera un linguaggio del corpo che sarà all'origine della narrazione visiva proposta. Coloro che parlano e coloro che tacciono usano, tutti, le mani per esprimersi.

 

Se non esiste un dizionario per il linguaggio dei gesti del Rinascimento, ne esistono molti per scoprire il lessico utilizzato dall'Hip Hop, la sua cultura e la sua storia. Alonzo Westbrook, autore di uno di questi, (Hip Hoptionary: The Dictionary of Hip Hop Terminologie, 2002) inizia descrivendo il contesto nel quale gli Africani catturati per diventare schiavi sono stati obbligati a inventare un linguaggio che sentissero proprio. «Back further, recently transported Africans were forced to code the language as direct means of survival because by law slaves were not permitted to read or write», aggiunge un elemento importante: «Rap is like a slave song speaking of the conditions and hopes of a people spinning words and communicating ideas and codes hiding behind a language only to reveal its absolute strength and metaphorical depths.»

 

I gesti e i codici del linguaggio del corpo sono elementi di resistenza che le persone rese mute dalla condizione di schiavitù sviluppano con l'intento di mantenere i loro corpi e le loro anime fuori dall'oppressione mentale.

 

Il XV secolo è il secolo del Rinascimento italiano, ma anche quello in cui l'Africa precipita nella repressione a causa della messa in atto della più grande organizzazione commerciale della storia dell'uomo. A seguito della caduta di Costantinopoli nel 1453, un anno dopo la nascita di Leonardo da Vinci, e della necessità di continuare le conquiste cristiane a discapito di quelle musulmane, il papa Nicola V accorda ai Portoghesi il diritto legale di catturare qualsiasi nemico di Cristo e di ridurlo in schiavitù. Il continente africano diventa terreno fertile per questo scopo. Bisogna considerare anche che il contesto economico è caratterizzato da un bisogno di manodopera che cresce sempre più, soprattutto in funzione del lavoro in miniera nel Ghana e della produzione di zucchero sull'isola di São Tomé.

 

L'oro, che viene estratto in Africa ed è il cuore di tutta la bramosia europea, dopo secoli diventa anche una ricchezza simbolica per le persone prigioniere che vengono sfruttate nelle miniere. Negli archivi, nei racconti e nelle rappresentazioni, vengono evocati i corpi adornati d'oro e, in particolare, i celebri pendagli e amuleti “Penca de Balagandan” che troviamo nel Brasile del XVIII secolo. Quando gli schiavi riescono a fabbricare i loro gioielli grazie ai frammenti e agli scarti raccolti durante l'estrazione, li portano al collo, alle dita, alle braccia e ai polsi in assenza di casseforti in cui poterli riporre al sicuro. Il corpo è allo stesso tempo la cassa di risonanza di tutte le sofferenze e il supporto delle collane che sottolineano la dignità di chi le porta. Anche questa è la storia che raccontano i Golden Prayers di Jay Ramier.

 

Tra secoli passati e presente si giocano gli andirivieni nelle costellazioni che gli artisti contemporanei invocano con la loro tecnica e le loro idee.

 

Nell'autunno 2017 David Hammons è il curatore di un singolare progetto al MoMA. Sceglie di presentare insieme il maestoso dipinto Black Pope (Sandwich Board Man) realizzato nel 1973 da Charles White (artista che Hammons considera suo mentore) e che fa parte della collezione del museo dal 2013 con il disegno di Leonardo da Vinci intitolato Disegno di drappeggio (1491-1499 circa - disegno preparatorio per La Vergine delle rocce ) proprietà della regina d'Inghilterra. Questo studio mostra un corpo inginocchiato coperto da un sofisticato drappeggio la cui parte superiore non è stata rappresentata, ma che si immagina intenta a pregare. Il Black Pope di White è un'imponente figura barbuta che indossa un paio di occhiali da sole modello aviatore dalla montatura dorata e un copricapo su cui risalta una grossa croce. L'uomo fa il segno della vittoria con le dita. Il gesto è codificato e contestualizzato in un periodo in cui gli Afroamericani combattono per la l'affermazione della loro identità. Quando parla della sua tecnica, Charles White afferma: «Paint is the only weapon I have to fight what I resent. If I could write I would write about it. If I could talk I would talk about it. Since I paint I must paint about it».

 

Il progetto di David Hammons consiste nella richiesta rivolta a Chakrapani Ullal, astrologo vedico (di conseguenza legato alla filosofia indiana) di produrre simultaneamente il tema astrale di Charles White e di Leonardo da Vinci. L'astrologo, interpellato da David Hammons, ne legge dal vivo le carte celesti e rivela che sono entrambi nati nei primi quindici giorni di aprile e che vi sono legami astrali tra loro. Con questo gesto allegorico, David Hammons congiunge il XV e il XX secolo, proponendo di riflettere sul ruolo che ha giocato la via lattea nei percorsi spirituali e culturali di questi artisti. Ma sappiamo anche che il cielo ha un'altra funzione fondamentale: da sempre ha permesso a uomini e donne di orientarsi e determinare la loro posizione durante gli spostamenti. Il movimento degli astri traccia la traiettoria di queste persone.

 

Tutte queste considerazioni sono state fatte osservando le tele di Jay Ramier. Nella genesi del suo processo creativo, sebbene dalla metà degli anni '80 sia uno dei pittori di graffiti più celebri in Francia e, a Parigi, uno dei pionieri dell'Hip Hop pensato come movimento collettivo e di aggregazione, integra nel suo corpus una moltitudine di posture che hanno attraversato l'Atlantico grazie all'arte visiva e musicale. Tra le immagini evocate nei libri, nelle riviste e sulle copertine degli dischi vi sono ritratti fotografici urbani in cui posano gruppi di giovani vestiti in modo meraviglioso e che costruiscono attraverso il loro corpo proprio il linguaggio già citato. Jay Ramier ha studiato da vicino queste immagini che sono alla base di una storia ancestrale che, ancora oggi, svelano le lotte di classe, di razza, di cultura e di appartenenza etnica. Religione, prigione, via, ribellione e memoria si giustappongono e fanno sì che le diverse realtà si scontrino tra loro.

 

Tra le nuove produzioni dell'artista, troviamo altre tele che accompagnano la serie di Golden Prayers. Sono ritratti individuali o di gruppo in cui i protagonisti provengono dalle musiche popolari afroamericane e posano con un atteggiamento che affronta gli interlocutori. Le catene, gli anelli e i bracciali luccicano mentre la loro postura ne conferma la sicurezza e unisce il gesto dell'artista che graffisce su di loro alcune parole che risuonano come slogan. Il pittore afroamericano Barkley L. Hendricks ha realizzato negli anni '70 alcune tele su scala 1:1 con ritratti e autoritratti cui capi d'abbigliamento principali erano il simbolo swagger. «The posture that [Hendricks] conveys [in his paintings] from 1977 demonstrate swagger — defiance and cod detachment as an everyday act of revolutionary aesthetics. Photographer Dawoud Bey has defined swagger ‘as a way to both reclaim and celebrate viscerally an aspect of self that has been historically eroded’1. The way of occupying the world bodily through swagger and other forms of non-verbal communication is something Hendricks captures implicitly though gaze (met or averted) and gesture, including the strategic of his hand.»2 Questa descrizione, proposta da un fotografo e ripresa qui da Zoe Whitley rimanda in un certo senso a Jamel Shabazz, un altro punto di riferimento. Quest'ultima, anch'essa fotografa, viene considerata dallo stesso Jay Ramier importante per il suo lavoro. La caricatura o l'immagine stereotipata del servilismo veicolato attraverso cliché classici, dice l'artista citando Shabazz «fa spazio ad immagini possenti e domate». «Nella gestualità, che sia carceraria o legata allo spazio pubblico, non bisogna leggere una debolezza. Ci prendiamo il nostro spazio, delimitiamo un quadrato e lo proteggiamo («Guard your Square»). «Adoro che questa combinazione e la continua metamorfosi della cultura afro-panamericana si reinventino. Come anima e corpo, anch'esse inventano dei linguaggi di resistenza e di emancipazione.»

 

Le diverse fasi della creazione passano attraverso l'assemblamento di frammenti e di briciole che enfatizzano la riflessione. I dipinti di Jay Ramier chiedono quasi di essere proclamati e rappati.

 

Esiste un altro dizionario che i rapper, i DJ e gli MC (Master of Ceremonies) possono consultare: Hip Hop Rhyming Dictionary, redatto da Kevin M. Mitchell e pubblicato nel 2003. Quest'opera propone alcune espressioni con i loro equivalenti in rima.

 

In relazione con le parole che animano le riflessioni all'interno di questo testo, ne riprendiamo e proponiamo alcune:

Gold, hold, told, blindfold

Hand, land, band, stand

Chain, explain, humane, pain, rain, remain, train

Flow, afro, banjo, glow, rainbow, vertigo

 

Queste declinazioni ritmate parlano da sole, le rime aiutano la poesia ad esistere in stretta correlazione con l'esistenza stessa. Non sappiamo se le corrispondenze siano legate alla storia che interpellano o se l'autore del dizionario le abbia scelte semplicemente in base al loro suono. Che l'oro faccia rima con l'azione di tenere e di raccontare, che la mano richiami la terra e il mantenimento, che la catena rimandi a ciò che è umano e alla sofferenza, che il debito tanto caratteristico dell'espressione fluida del cantante, del poeta o del rapper chiami in causa l'Africa e l'arcobaleno sono delle belle coincidenze della vita e della semiotica.

 

Il lavoro artistico di Jay Ramier si trova al centro dei molteplici incontri che danno ritmo alle immagini, alle lettere e ai suoni. L'affermazione di determinate scelte estetiche dialoga con un particolare atteggiamento politico. Il pittore Frank Bowling, nato nella Guyana britannica nel 1932 e iniziatore del Black Art Movement a New York nel 1969, scrisse a proposito di una tradizione legata alla diaspora africana: «What attracts me to certain examples of Antillean and African expression is a certain irony — even cynism — and real realism. We musn’t lose sight of the fact that in a sense Black art, like any other art, is a posture».

 

La mostra s'intitola Gangster Boogie, che potremmo tradurre con «Gangster Noir» se facciamo riferimento all'interpretazione e all'uso della parola Boogie negli Stati Uniti a partire dal 1932. Un modo per esprimere la volontà di perseguire la lotta per i diritti civili by any means necessary.

1

Dawoud Bey, “Swagger” in Rebecca Walker, Black Cool: One Thousand Streams of Blackness, Berkeley, Soft Skull Press, 2012, p. 154.

2

Zoe Whitley, «AmericanSkin, Artists on Black Figuration», Soul of a Nation, Art in the Age of Black Power, Londres, Tate Modern, 2017, p. 199