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Installation View, 2019
Installation View, 2019

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curated by Domenico de Chirico

April 12 - June 10 2019


English

Element by Noire Gallery is delighted to announce “Glyphs”, Nika Neelova’s latest solo exhibition, curated by Domenico de Chirico.

A “glyph”, deriving from the ancient Greek γλύφω (glýphō), is originally a sign, carved or depicted representing an architectural embellishment made of a round or angular hallow, a straight or curvilinear line and, in some ancient hieroglyphic writing systems, a basic stylized mark that identifies a natural or geometrical image, often related to a phoneme or a mathematical symbol.

Taking inspiration from Dante, “Glyphs” can be considered as a combination of «all the celestian and elemental corpora», a combination of atoms and signs, decoded, readable and used by Nika Neelova to create a brand new way of interpreting spelling, intended as a great system of all the standards that regulate the creative process aimed at communication.

In the current geological era, called Anthropocene, the main territorial, structural and climate mutations are caused by human beings and their invasive actions on earth. Nika Neelova has focused her artistic research on these signs that highlight the relationship and the continuous exchange between the human body, the surrounding architectural space and the geology of the earth through its complexity and morphology.

Inspired by a multidisciplinary research on the artefacts that compose the surrounding world and using pre-existing and imaginary stories, Neelova’s installations are often made out of architectural elements taken from everyday places. These elements, recognizable as well as not identifiable, are combined together by the artist in order to highlight their intrinsic attributes, regardless of their primary usage. Reducing entire structures to their core elements and enhancing the mutations of the materials involved, Neelova’s sculptures are focused on the changing process of the materials and the translation and comprehension of their aims. Moreover they unlock the elements from their predefined meaning by retracing their shaping process and altering their inner structures. Her artistic work, in its entirety, explores the fluidity of the matter over time, that swings between inorganic and organic, archaeological finds and futuristic debris of the proto-planet.

“Glyphs” arises from stratigraphy and lemniscate: the first one clearly refers to the stratigraphic study of the soil and the distinction between the different layers of the archaeological materials, allowing to distinguish a relative chronology based on the sequentiality of the layers and an absolute chronology based on the material clusters. Nika Neelova replicates this series of stratigraphy thanks to a method that consists in daily applications of chemical and coloured powders and residues of jesmonite, recreating the patterns of the geological formations.

This process of sedimentation is replicated manually in order to recreate natural aggregates consisting of minerals and debris apparently originating from an artificial post-human geology. This process highlights the passing of time, by going backwards, deleting the layers and making them invisible, in order to understand their evolution and change. The lemniscate, which were originally bars used to lean and sustain, refer to the world of algebraic geometry and to the infinity symbol.

The handrails are designed specifically to adapt to the palm of the hand and are, therefore, the meeting point between epidermis and architecture, the mediator between the surrounding space and the human body, leading the hands through the real and three-dimensional space. Their wooden surface, modified by the long exposure to the passing hands, collects microscopic fragments of skin. Each sculpture is, indeed, impregnated with the DNA of hundreds of people and creates a collective portrait, a narrative time line that leads the observers out of the chronological sequence and suggests that it is possible to understand time through space, evoking a future that has already happened and a past that has yet to come.

Using historical and soon to be alienated materials, Nike Neelova explores these aspects, crosses and goes beyond algebraic and tactile processes, in order to understand the existing complexity of today's world. Deep, sober and extremely elegant, Neelova’s sculptures are at the same time physical and meditative, heavy and thin.

Text curated by Domenico de Chirico


Italiano

Element by Noire Gallery è lieta di annunciare “Glyphs”, mostra personale di Nika Neelova, a cura di Domenico de Chirico.

Un glifo, dal greco γλύφω (glýphō), "incidere", indica ab origine un qualsiasi segno, inciso o dipinto: un ornamento architettonico costituito da un incavo a sezione tonda o angolare, una barra rettilinea o curvilinea e, in antichi sistemi di scrittura geroglifica, un segno di base consistente in un’immagine di carattere naturalistico o geometrico, fortemente stilizzata, associata a un fonema o a un simbolo matematico.

A tal proposito e per dirla con Dante, “Glyphs” è un insieme di «tutte le corpora celestiali e le elementali», un agglomerato di atomi e segni ormai decodificati e leggibili ed utilizzati da Nika Neelova per sviluppare un nuovo modo di concepire l'ortografia, intesa come grande sistema dell'insieme di tutte quelle norme che regolano la creazione finalizzata alla comunicazione.

Nell'epoca geologica attuale, altrimenti detta antropocene, nella quale le cause principali delle modifiche territoriali, strutturali e climatiche vengono attribuite all'essere umano e alle sue attività invasive, la ricerca artistica di Nika Neelova si concentra su tutte quelle linee che tracciano l'interrelazione e la continuità di scambio tra il corpo umano, lo spazio architettonico circostante e la geologia della terra in tutta la sua complessa morfologia.

Ispirate dalla ricerca multidisciplinare sui manufatti che formano il mondo circostante e utilizzando narrazioni sia preesistenti sia immaginarie, le opere scultoree di Neelova sono spesso create utilizzando materiali architettonici recuperati da ambienti vissuti, conciliando oggetti riconoscibili e morfologicamente non identificabili e sottolineandone le loro qualità intrinseche, prescindenti dal loro utilizzo. Riducendo intere strutture alle loro unità minime ed essenziali e attribuendo grande importanza alle trasformazioni dei materiali, le sculture si concentrano sui processi dei materiali stessi coinvolti e nella traslazione delle loro finalità decodificandone gli scopi, mettendo in atto i processi utilizzati per modellarli, alterando le loro strutture interne e liberando così i medesimi dal loro significato prestabilito. L'opera, nella sua totalità, esplora la fluidità della materia nel corso del tempo e ciò si manifesta in uno stadio che vacilla tra l'organico e l'inorganico, tra i reperti archeologici e i detriti futuristici del proto-pianeta.

“Glyphs” prende forma attraverso stratigrafie e lemniscate: le prime fanno chiaramente riferimento allo studio stratigrafico del terreno e alla distinzione dei vari strati contenenti materiale archeologico permettendo sia di fissare una cronologia relativa basata sulla successione degli strati sia di determinare una cronologia assoluta tramite i raggruppamenti di materiali e l’associazione dei vari elementi di uno stesso strato.

Questa serie di stratigrafie deriva da un metodo che consiste in applicazioni giornaliere di polveri da studio fatte di chimica, colori, trame delle formazioni geologiche artificiali e residui sospesi in jesmonite. Il processo di sedimentazione viene replicato a mano al fine di ricreare degli aggregati naturali composti da minerali e detriti apparentemente provenienti da una geologia artificiale post-umana.

Questo processo sottolinea il passare del tempo, attraverso un processo retrogrado, cancellando gli strati e rendendoli invisibili, con lo scopo di comprenderne l'evoluzione e il cambiamento; le seconde,in origine sbarre fatte per appoggiarvisi o sostenersi poi riassemblate, richiamano chiaramente il mondo della geometria algebrica e fanno riferimento al simbolo dell'otto rovesciato.

Il corrimano è un oggetto modellato appositamente per adattarsi al palmo della mano ed è perciò il punto d'incontro tra l'epidermide e l'architettura, funge da mediatore tra lo spazio circostante e il corpo umano di cui guida la mano all'interno dello spazio reale e tridimensionale. La sua superficie in legno, alterata dall'esposizione prolungata al tatto, raccoglie anche frammenti microscopici di pelle, ogni scultura infatti è impregnata di DNA di centinaia di persone al fine di crearne un ritratto collettivo, una linea del tempo narrativa che ci catapulta fuori dall'ordine cronologico e suggerisce la possibilità che il tempo si spiega nello spazio evocando un futuro che è già accaduto e un passato che deve ancora venire.

Servendosi di materiali carichi di storia e prossimi all'alienazione, Nika Neelova scandaglia queste tensioni, attraversa e oltrepassa processi algebrici e tattili con l'obiettivo di comprendere la complessità del mondo presente. Profonde, sobrie ed estremamente raffinate, le sculture di Neelova si fanno al contempo corporali e meditative, pesanti e rarefatte.

Testo a cura di Domenico de Chirico